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Delibera 374/2025/R/rif: tre nuovi macro-indicatori per regolare la qualità tecnica

Con la Delibera 374/2025/R/rifARERA ha completato la regolazione della qualità tecnica nel settore dei rifiuti urbani (RQTR), introducendo tre macro-indicatori (R1, R2 e R3) che misurano l’efficienza dell’intera filiera, dalla raccolta al trattamento finale. 

Per la prima volta, la regolazione non guarda alla singola attività in modo isolato ma all’intera filiera e, ogni scelta organizzativa, ha ora una traduzione diretta in un indicatore regolatorio: la qualità tecnica si configura come una leva per orientare l’evoluzione industriale del settore ambientale. 

R1 – Quanto davvero si ricicla degli imballaggi raccolti?

Il macro-indicatore R1 misura l’efficacia dell’avvio a riciclaggio degli imballagginon quanta plastica, vetro o carta conferiscono i cittadini, ma quanta ne arriva davvero a destinazione, e con quale qualità. L’indicatore combina una componente quantitativa – il rapporto tra imballaggi conferiti agli impianti e totale raccolto – e una qualitativa, basata sui ricavi effettivi riconosciuti dai consorzi rispetto ai ricavi massimi teorici ottenibili con la migliore fascia di qualità riconosciuta dai sistemi di compliance.

In pratica: raccogliere tanto non basta. La raccolta deve essere di qualità. 

R2 – La qualità dell’organico si misura, e la plastica è ancora il problema

Il macro-indicatore R2, molto simile all’R1, riguarda l’efficacia del riciclaggio della frazione organica. Misura quanta FORSU raccolta arriva effettivamente agli impianti di compostaggio o digestione anaerobica, moltiplicata per un fattore di qualità basato sul Materiale Non Compatibile (MNC) rilevato nelle analisi merceologiche. Il meccanismo è diretto: più MNC c’è, più il valore di R2 si abbassa. 

I dati del monitoraggio 2024 del Centro Studi del CIC, presentati durante il convegno di DNA Ambiente, dicono che c’è ancora molto da fare: il 7,1% dell’organico raccolto in Italia è materiale non compatibile. Il responsabile principale? La plastica, che rappresenta il 45,3% di tutto l’MNC rilevato, tra sacchetti impropri e frammenti plastici conferiti insieme agli scarti di cucina. L’Autorità ha alzato la soglia della classe di mantenimento a R2 ≥ 0,95, spingendo ancora di più verso il miglioramento continuo.  

Le prime verifiche per entrambi gli indicatori scatteranno nel 2028, con cadenza biennale.

R3 – La grande novità: l’impronta di carbonio dell’intera filiera

R3 rappresenta un’evoluzione significativa della disciplina regolatoria: si passa dal monitoraggio della singola attività a quello dell’intera filiera, dalla raccolta fino al trattamento. L’obiettivo è misurare l’efficienza tecnico-ambientale, andando a valutare per la prima volta la Carbon Footprint. L’indicatore misura, in relazione alla quantità totale dei rifiuti raccolti, tre componenti: raccolta, trasporto agli impianti e trattamento, (applicati a rifiuti urbani residui, frazione organica e frazione estranea). In particolare: 

  • per la raccolta, contano le distanze percorse in un anno da ciascuna categoria di mezzo (dai punti di raccolta stradali fino all’impianto di stoccaggio/trasferenza) e i relativi fattori emissivi, espressi in tonnellate di CO₂ equivalente per chilometro percorso; 
  • per il trasporto agli impianti, oltre al calcolo della distanza percorsa in un anno, entra in gioco un fattore correttivo determinato dall’ETC (che assume valori ricompresi tra 0,95 e 1) sulla base delle scelte di ottimizzazione dei percorsi;  
  • per il trattamento, il calcolo considera tre elementi: la quantità di rifiuti conferita all’impianto, il fattore emissivo unitario associato a ciascun flusso e impianto (espresso in tonnellate di CO2 equivalente per tonnellata di rifiuto conferito) e il fattore ε, elemento chiave che tiene conto della tipologia dell’impianto (compostaggio, digestione anaerobica, misto, TMB…), della sua efficienza tecnica e del livello di innovazione tecnologica. 

Il risultato è che, per la prima volta, la scelta dei percorsi ottimali di raccolta, dell’impianto, dei mezzi, pesa su un indicatore regolatorio. 

La default option: un punto di partenza, non un punto d’arrivo

Molte gestioni non hanno ancora i dati per calcolare R3 in modo puntuale. Con la Delibera 407/2025, ARERA ha avviato un procedimento per definire valori predefiniti da usare in assenza di rilevazioni proprie, con conclusione prevista entro il 31 luglio 2026. La direzione, però, è quella della misurazione: la default option è costruita su medie nazionali e chi misura in modo puntuale rischia di non veder valorizzate le proprie performance migliori. 

DNA Ambiente: il partner per arrivare pronti al 2028

Oggi, le Utility si trovano una serie davanti a una serie di sfide messe in atto dall’autorità, che richiedere loro una sempre più puntuale misurazione dei processi di gestione. In questo scenario, la scelta del giusto partner tecnologico è importante per arrivare preparati alle scadenze ufficiali, previste con le prime verifiche nel gennaio 2028.  

DNA Ambiente risponde a questa sfida con una suite progettata specificamente per soddisfare le esigenze legate alla qualità tecnica. In particolare: 

  • la soluzione TREG consente il monitoraggio continuo degli indicatori R1, R2 e R3 attraverso strumenti di analisi avanzati, come dashboard e reportistica dedicata, che permettono di individuare tempestivamente eventuali criticità e intervenire in modo efficace. Inoltre, la piattaforma automatizza la raccolta e la registrazione di tutti i dati richiesti dalla normativa, riducendo significativamente le attività manuali e il rischio di errore, e assicurando al contempo la tracciabilità e la storicizzazione completa delle informazioni. 
  • Hive Waste, software basato sull’Intelligenza Artificiale, può essere utile per la gestione del macro-indicatore R3 definito in delibera. Nello specifico, la soluzione permette di calcolare automaticamente la Carbon Footprint durante i giri di raccolta, e di ridurre i km percorsi dai mezzi, con un conseguente risparmio delle emissioni di CO2. 

Con la Delibera 374/2025/R/rif, ARERA introduce tre macro-indicatori che valutano l’intera filiera

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