Registrare ogni conferimento delle utenze non domestiche, tracciare ogni uscita verso gli impianti di recupero o smaltimento, conservare i dati per tre anni e tenerli pronti per eventuali controlli. È la sfida organizzativa che il Decreto Ministeriale n. 91 del 26 marzo 2026, in vigore dal 14 maggio, pone a gestori e Comuni, introducendo la nuova disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani e sostituendo il DM 8 aprile 2008 e il DM 13 maggio 2009.
Il provvedimento aggiorna un impianto normativo fermo da quasi vent’anni, alla luce delle modifiche intervenute nel D.Lgs. 152/2006 e dei principi di economia circolare promossi dalla normativa europea.
Decreto 26 marzo 2026 ecocentri: cosa cambia
Il decreto 26 marzo 2026 interviene su più fronti: caratteristiche tecnico-strutturali dei centri, requisiti per la gestione e il funzionamento, tipologie di rifiuti conferibili e conferitori abilitati, tenuta dei registri, spazi per il riutilizzo. Cambia, in particolare, il modo di intendere il centro di raccolta stesso. L’articolo 7, ad esempio, introduce la possibilità, per i Comuni, di individuare presso i centri di raccolta aree dedicate allo scambio gratuito di beni ancora utilizzabili e spazi per la preparazione al riutilizzo, in collaborazione con operatori autorizzati del settore dell’usato. Il centro di raccolta smette così di essere solo un punto di conferimento e diventa uno strumento di prevenzione della produzione di rifiuti.
L’obbligo di tracciabilità
L’articolo 6 del decreto 26 marzo 2026 è quello con le implicazioni più immediate sul piano organizzativo. I centri di raccolta dovranno dotarsi di procedure per contabilizzare i rifiuti conferiti dalle utenze non domestiche, compilando la scheda dell’Allegato 2, e per registrare i rifiuti in uscita verso gli impianti di recupero o smaltimento, secondo il modello dell’Allegato 3. I dati in ingresso e in uscita andranno conservati per tre anni e resi disponibili, su richiesta, agli enti di programmazione e controllo. Si tratta di una quantità di informazioni che difficilmente può essere gestita con registri cartacei o fogli excel isolati dal resto della filiera.

La soluzione DNA Ambiente per la gestione degli ecocentri a 360°
L’ecosistema digitale DNA Ambiente mette a sistema tre strumenti integrati e interoperabili, pensati per accompagnare gestori e Comuni non solo nell’adeguamento al decreto, ma in un salto di qualità nella gestione degli ecocentri, a supporto di cittadini e operatori nella quotidianità.
- L’app Junker permette al cittadino di visualizzare su mappa i centri di raccolta, gli orari di apertura, i materiali conferibili ed eventuali variazioni. Dalla home è possibile accedere direttamente alla sezione “Accesso CDR”: dopo il login su ECOS4UTILITY, l’utente riceve un QR code associato alla propria utenza, utilizzabile per l’ingresso al centro tramite ArcoGATE.
- La colonnina veicolare ArcoGATE si occupa dell’identificazione automatica, del conteggio e della regolazione degli accessi ai centri di raccolta comunali. Il sistema verifica i diritti di accesso confrontando il codice del conferitore con una white list di codici abilitati, registra tentativi di autenticazione e transiti, e gestisce il numero massimo di veicoli presenti contemporaneamente nell’area di scarico. È prevista anche una versione per l’accesso pedonale, con cancello ed elettro-serratura, accessibile 24h.
- L’app ECOS4UTILITY Ecocentri, rivolta all’operatore, presidia l’intera operatività del centro: identificazione del conferitore (ricerca manuale, scansione di badge o QR code, o tramite totem), gestione delle pesate e dei limiti di conferimento previsti dai regolamenti comunali, notifiche al backoffice per il riempimento dei cassoni, segnalazioni in tempo reale per ecocentro o utenza, checklist di chiusura, gestione della movimentazione dei contenitori e autodichiarazione digitale per i rifiuti inerti, tramite firma del conferitore.
La soluzione DNA Ambiente è stata scelta da Valle Camonica Servizi. Ecco la testimonianza
